Incontri e Libri L’ebraismo, una chiave di lettura del mondo
18 novembre 2018 - 28 aprile 2019 acquista biglietti

L’ebraismo, una chiave di lettura del mondo

Percorso di avvicinamento in dieci appuntamenti

18 novembre 2018 - 28 aprile 2019

Domenica 9 dicembre rimani dopo l’incontro per un brunch vegetariano, dalle 12.30 alle 14.30. Prenotazione via mail a biglietteria@teatrofrancoparenti.it
Scopri il menù completo >

domenica 18 novembre h 11:30 - 13:00
domenica 25 novembre h 11:00 - 12:30
domenica 9 dicembre h 11:00 - 12:30
domenica 20 gennaio h 11:00 - 12:30
domenica 10 febbraio h 11:00 - 12:30
domenica 24 febbraio h 11:00 - 12:30
domenica 17 marzo h 11:00 - 12:30
domenica 24 marzo h 11:00 - 12:30
domenica 14 aprile h 11:00 - 12:30
domenica 28 aprile h 11:00 - 12:30

Sala Testori e AcomeA

Primo appuntamento: gratuito con prenotazione.
Dal secondo appuntamento: sono disponibili carnet 3 incontri a 10€

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

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Direttore scientifico
Rav Roberto Della Rocca
Relatori
Rav Roberto Della Rocca, Miriam Camerini, Mino Chamla, Haim Baharier, Yarona Pinchas, Rav Alfonso Arbib, Paolo Sciunnach, Vittorio Robiati Bendaud, Cyril Aslanov, Claudio Vercelli

a cura della Comunità Ebraica di Milano e dell’Associazione Pier Lombardo – Accademia del Presente

Il Teatro Franco Parenti propone un percorso di avvicinamento al pensiero ebraico come chiave di lettura del mondo e della vita nella sua complessità. In un periodo storico in cui si tende sempre di più ad inseguire soluzioni già pronte e verità preconfezionate, il pensiero ebraico si presenta come un modello di analisi che ci aiuta a comprendere ed approfondire con rigore e autenticità la realtà che ci circonda.

La pedagogia ebraica presuppone un cammino faticoso nell’acquisizione di una saggezza, per ricordarci che non esiste una banca di risposte, ma che il sapere risiede piuttosto nella consapevolezza della nostra incompletezza e limitatezza.

In questo senso, il valore dell’uomo è quello di porsi delle domande, e infatti secondo la Gematria – quella regola ermeneutica che tiene conto del valore numerico delle lettere – la somma della parola Adàm, Uomo, è la stessa della parola Mah? la preposizione della domanda ‘che cosa?’. Abbiamo scelto di ispirarci alla tradizione del pensiero ebraico e alla metodologia con cui esso affronta i temi dell’esistenza (vita, morte, comunità, etica, tempo, etc.) come spunto per rimanere vigili, continuare a sviluppare il nostro spirito critico e guardare alla realtà con curiosità, umiltà e ottimismo.

Il percorso, articolato in dieci incontri di un’ ora ciascuno, affronterà i temi cardine del pensiero ebraico con diversi esperti, sotto la supervisione del Rabbino Roberto Della Rocca.

La tradizione orale: un antidoto all’idolatria - Rav Roberto Della Rocca
domenica 18 novembre h.11:30 - 13:00

con Rav Roberto Della Rocca

La Tradizione ebraica, che proibisce rigorosamente il culto delle immagini, trasferisce il rispetto dei fedeli su un libro manoscritto. La scrittura, in questa prospettiva, diventa un atto carico di valori sacri. La Bibbia, per quanto venga dal cielo, non sta in cielo; è strumento duttile, è tradizione che si rinnova quotidianamente solo grazie all’uomo. L’idea della Tradizione, lungi dall’essere una cornice soffocante, è il movente per un’evoluzione in una continua dinamica creativa. Il Talmud, inteso nella sua accezione più ampia, è lo studio ebraico per eccellenza, e rappresenta quello sforzo ripetuto generazione dopo generazione per la realizzazione del Tempio invisibile, una sorta di Tempio semovente, capace di seguire gli ebrei ovunque. Il compito di trasformare il ricordo in memoria viva e trasmetterlo alle generazioni future è assegnato dall’ebraismo alla Tradizione orale la quale, anziché essere isolata e decontestualizzata in un monumento, è inserita nella continuità di un sistema culturale caratterizzato da quel dialogo orizzontale che è la dialettica.

Rav Roberto della Rocca è Direttore dell’Area Formazione e Cultura dell’UCEI
Sala Testori. Palazzina Bagni Misteriosi – via Botta, 18
Ingresso gratuito con prenotazione via mail a promozione@teatrofrancoparenti.it

appuntamento dell’iniziativa Bookcity

Il Ciclo della Vita Ebraica - Miriam Camerini
domenica 25 novembre h.11:00 - 12:30

con Miriam Camerini

“Tutto ha il suo tempo e vi è un momento per qualsiasi bisogno sotto il cielo”.

Il popolare verso di Qohelet (3:1), qui citato nella traduzione di Amos Luzzatto, ben riassume l’atteggiamento ebraico verso il passaggio del tempo e il ciclo della vita, che non è né lineare né circolare, bensì spiraloide e orientato verso l’alto, in continua potenziale salita, come lo shofar, il corno d’ariete suonato in occasione del Capodanno ebraico. Le situazioni della vita tendono a ripetersi, ma siamo noi a cambiare da un anno, da un giorno, da un’ora all’altra, in un moto di perpetuo miglioramento. Per questa ragione la parola ebraica per pentimento è teshuvà, ossia ritorno, a indicare che ci è data la possibilità di ritornare sui nostri errori per redimerli, per non ripeterli, per superarli.

Miriam Camerini è regista teatrale, studiosa di ebraismo e docente universitaria
Sala Testori. Palazzina Bagni Misteriosi – via Botta, 18
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

Cultura e Educazione tra Identità e Redenzione del Mondo - Mino Chamla
domenica 9 dicembre h.11:00 - 12:30

con Mino Chamla

È nota – ancorché variamente interpretata – la propensione degli Ebrei all’istruzione e al fare cultura, per trasmetterla poi di nuovo, dentro e fuori del popolo ebraico. Questa cultura è naturalmente sempre trasmissione e pedagogia dell’identità, ma di un’identità che non è mai ripiegata su sé stessa. Essere ebreo significa, deve significare, “imparare ad essere uomo al meglio”, e sempre in relazione con gli altri. Da questo punto di vista, è difficile distinguere nettamente quel che l’Ebraismo produce da sé solo, rispetto a quel che produce con gli altri. La cultura ebraica sarà sempre, dunque, cultura identitaria che però può vivere e svilupparsi solo in simbiosi creativa e nel rapporto con il mondo e con l’umanità intera.

Mino Chamla si è laureato e addottorato a Milano in filosofia. È insegnante e autore di diverse pubblicazioni che trattano di ebraismo, filosofia e cinema.
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

Il particolare e l’universale, più notte per più luce? - Haim Baharier
domenica 20 gennaio h.11:00 - 12:30

con Haim Baharier

Da una parte una finanza dalle spoglie economiche e politiche ingannatrici, invasiva e pervasiva e dall’altra, monadi minacciose di singolarità pseudo culturali, nazionaliste o confessionali, comunque autistiche e violentemente rivendicative… Insieme, tutto ciò sembra caratterizzare il mondo nostro attuale… In questa situazione, quale potrebbe essere il significato del percorso identitario proposto dall’ebraismo, del cammino sofferto dei discendenti del patriarca biblico Giacobbe?

 

Haim Baharier è pensatore e studioso di ermeneutica biblica. Allievo di Léon Askenazi e di Emmanuel Lévinas, è stato vicino al maestro hassidico Israel di Gur.
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

L’Uomo tra Anima e Corpo, Spirito e Materia - Yarona Pinhas
domenica 10 febbraio h.11:00 - 12:30

con Yarona Pinchas

“Il Signore Dio formò l’uomo di polvere della terra, gli inspirò nelle narici il soffio vitale, nishmat chayim, e l’uomo divenne essere vivente”. Questo verso della Genesi illustra come secondo la Bibbia l’uomo sia formato da due parti contrastanti: la materia e lo spirito, il corpo e l’anima. Abele-Caino, Isacco-Ismaele, Giacobbe-Esaù, gemelli e fratelli, sono l’esatto opposto l’uno dell’altro: da una parte la predominanza della fisicità mentre dall’altra la voce dell’anima che si affaccia al mondo esterno. Spirito e corpo, luce e ombra sono entità ben separate, che tali rimarranno fino a quando i due diversi aspetti da loro simboleggiati non si saranno riconciliati. All’uomo il compito di raffinare le parti istintive chiamate nefesh behemìt, per accedere alle sue doti spirituali, nefesh Elohìt, all’anima divina fatta a “Sua immagine e somiglianza”.

Yarona Pinhas è scrittrice e studiosa di mistica ebraica.
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

Il Calendario Ebraico: lo Shabbat e le Feste - Rav Alfonso Arbib
domenica 24 febbraio h.11:00 - 12:30

con Rav Alfonso Arbib

Lo shabbàt è parte integrante dei sette gior-ni della Creazione. Dio ha creato il mondo in sei giorni e la creazione ha avuto termine il settimo giorno. In realtà però le scritture non specificano esattamente quando cessò l’azione creativa di Dio, se il sesto o il setti-mo giorno. Questa ambiguità insegna mol-te cose: da una parte lo shabbàt viene dopo la creazione ed è un momento di riposo e di cessazione, il momento in cui la creazio-ne finisce, dall’altra è parte integrante della creazione stessa. Questa interdipendenza fra l’atto creativo della divinità e l’azione umana è fondamentale per comprendere il senso delle feste ebraiche. A proposito delle feste Il Talmùd dice che devono es-sere per metà dell’uomo e per metà di Dio. Tutte le feste ebraiche, ad eccezione dello shabbàt, sono decise dall’uomo che stabili-sce il momento in cui cade il capo mese e attraverso questo stabilisce di conseguen-za la data delle varie feste. Questa azione è interamente umana e nessuno può metter-la in discussione. Il testo della Genesi (di Bereshit) sulla creazione si conclude con le parole: “Che Dio ha creato per fare”. E i ma-estri dicono: “Per fare in modo che l’uomo faccia”, cioè all’uomo è affidato il compito di completare l’opera creativa.

Il Rabbino Alfonso Arbib è Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano e insegnante di Ebraismo.
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

Contro l’indifferenza, il ruolo dell’etica - Paolo Sciunnach
domenica 17 marzo h.11:00 - 12:30

con Paolo Sciunnach

Esiste un’etica ebraica universale? L’etica ebraica è una questione di principi a priori o è alla ricerca di soluzioni pratiche? Fino a che punto si estende l’obbligo di salvare vite? Col fine di trovare una risposta a questi interrogativi, verrà analizzato il principio di giustizia e di non indifferenza verso il prossimo. L’impostazione etica appartiene ai fondamenti dell’ebraismo e quindi essere un ebreo religioso significa essere, prima di tutto, eticamente integro. Fede ed etica sono da considerarsi come un’unità integrale che non permette al proprio interno la divisione tra le due componenti, così come le due Tavole della Legge, con i rispettivi ambiti (i comandamenti verso D-o e verso l’uomo), sono inseparabili. Proclamando l’unità indivisibile tra fede e etica, l’ebraismo insegna che, senza fede, l’etica ha vita breve; e ugualmente la fede, privata della dimensione etica (chesed), non ha alcun valore. La separazione dell’etica dalla fede porta ad una “schizofrenia morale” che equivale all’idolatria. È possibile onorare D-o soltanto se, prima di tutto, si vive amando il prossimo. Durante l’incontro verrà analizzata la figura del Giusto nella tradizione ebraica – che agisce in opposizione ai suoi interessi personali – partendo da Noè, passando per Abramo e Mosè, fino ad arrivare a Rabbi Akiva.

Paolo Mordechay Sciunnach (1977) è Dottore in Storia e Filosofia, membro dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia e insegnante di Ebraismo
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

Dialogo e i Non Detti tra i Tre Monoteismi - Vittorio Robiati Bendaud
domenica 24 marzo h.11:00 - 12:30

con Vittorio Robiati Bendaud

Cosa pensa l’ebraismo dei due successivi monoteismi? Che tipo di attitudini ha sviluppato verso questi, in quanto minoranza in mezzo a due maggioranze? Quali le prospettive per l’oggi? “Dei tre grandi monoteismi, l’ebraismo è venuto per primo. Questo dato storico si è rivelato drammatico per i fedeli della religione ebraica, che per secoli hanno pagato la loro sincera fedeltà al monoteismo biblico sia con il martirio subito sia vedendo travisata, derisa e misconosciuta la loro religione” (Myrna Chayo in Fratelli Umani). Tuttavia, uno dei paradossi della storia di Israele è che gli ebrei della diaspora nei secoli fiorirono solo in seno alle civiltà originate dalle due religioni discendenti dall’ebraismo, il cristianesimo e l’Islām. In via generalissima, infatti, l’intero panorama della storia ebraica diasporica, dalla chiusura del Talmùd Babilonese sino alla nascita dello Stato di Israele, si svolse massimamente in terra di Islām o in terra di cristianità. Sotto il dominio cristiano o islamico, che spesso si dimostrò inclemente, gli ebrei potevano essere odiati e linciati, oppressi e perseguitati, ma mai ignorati, dato che, sia per i popoli cristiani sia per i popoli musulmani, possedevano, talora solo in un’ottica negativa, un ruolo cosmico.

Vittorio Robiati Bendaud coordina il Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia ed è autore di diverse pubblicazioni che trattano di ebraismo.
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

La Lingua Ebraica tra Nomadismo e Sedentarismo - Cyril Aslanov
domenica 14 aprile h.11:00 - 12:30

con Cyril Aslanov

Durante l’incontro verrà analizzata l’alternanza fra due dinamiche proprie della storia della lingua ebraica: da una parte, l’aspirazione a stabilirsi nell’ambito di un entità politica sedentaria (il regno di Israele e di Giuda; lo Stato di Israele) e d’altro canto, la minaccia di instabilità dovuta a vicende nomadiche quali le prime migrazioni degli ivrim all’epoca patriarcale, l’esilio a Babilonia, le diaspore della tarda antichità e del medioevo, la crisi della modernità, il riaduno degli esiliati nell’eterogenissima società israeliana, la difficoltà della trasmissione nelle diaspore moderne e in Israele stesso.

Cyril Aslanov è professore di linguistica a Aix-Marseille Université, membro dell’Institut Universitaire de France (Parigi) e dell’Accademia della Lingua ebraica (Gerusalemme).
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

Dalla Comunità alla Nazione, la Fondazione dello Stato di Israele - Claudio Vercelli
domenica 28 aprile h.11:00 - 12:30

con Claudio Vercelli

La nascita e lo sviluppo di un movimen-to nazionale ebraico è parte dei grandi processi di profonda trasformazione che riguardano l’Ottocento e il Novecento. Il sistema degli Stati moderni, la partecipa-zione collettiva alla decisione politica, la cittadinanza si accompagnano alla rina-scita dell’idea di nazione. Il sionismo, nel-le sue molteplici articolazioni, raccoglie idealità e intenzioni, trasformandole in un progetto unitario. Riflettere sulla storia ebraica contemporanea è un valido modo per comprendere il rapporto tra identità, tradizione e mutamento nella modernità che stiamo vivendo.

Claudio Vercelli è ricercatore di storia contemporanea e autore di diverse pubblicazioni di natura storica.
Sala AcomeA. Via Pier Lombardo, 14
Ingresso con carnet (3 incontri a 10€)

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domenica 24 febbraio h 11:00 - 12:30
domenica 17 marzo h 11:00 - 12:30
domenica 24 marzo h 11:00 - 12:30
domenica 14 aprile h 11:00 - 12:30
domenica 28 aprile h 11:00 - 12:30

Sala Testori e AcomeA

Primo appuntamento: gratuito con prenotazione.
Dal secondo appuntamento: sono disponibili carnet 3 incontri a 10€

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it