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23 maggio 2018 acquista biglietti

Io e il Duce

Presentazione del libro di Indro Montanelli

23 maggio 2018
mercoledì 23 maggio h 18:30

Sala Grande

Biglietto TFP cortesia > 3,50€

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

Io e il Duce

(Rizzoli)

di Indro Montanelli

dialogano con il curatore Mimmo Franzinelli
Pietrangelo Buttafuoco
e Paolo Mieli

letture Luca Lazzareschi

Dalla marcia su Roma alla fine della Rsi, il ritratto irriverente e schietto della debolezza italiana incarnata dal Duce e dal fascismo.

Il 9 febbraio 1944 il “Corriere della Sera” diede la notizia dell’arresto di Indro Montanelli, accusato di avere scritto articoli diffamanti sul regime fascista, mentre si trovava sul punto di raggiungere il gruppo partigiano guidato da Filippo Beltrami. Incarcerato insieme alla moglie Maggie a San Vittore, a Milano, il 14 agosto riuscì a fuggire in Svizzera.

In realtà, Montanelli aveva preso le distanze dal regime fascista sin dal 1938, quando aveva rinunciato alla tessera del partito e ne aveva pagato le conseguenze con l’impossibilità di fare il giornalista in Italia, e quella che inizialmente era una divergenza politica e personale si era sempre più approfondita, sino a trasformarsi nella decisione di combattere attivamente contro il regime e gli occupanti tedeschi.

Nel dopoguerra e fino alla sua morte Montanelli è ritornato spesso sulla figura del Duce e sulla storia del ventennio, contribuendo a disegnare nell’immaginario degli italiani l’immagine di un Mussolini perfetto “italiano medio”, con tutti i vizi e le poche virtù che il giornalista attribuiva ai suoi connazionali, e che spesso “più che a dominare gli avvenimenti, badava a restarne a galla, lasciandosene portare”.

Raccontando il Duce, quindi, Montanelli elabora una storia del fascismo che, oltre a essere fedelmente documentata grazie alla sua partecipazione diretta e alla professione di giornalista, dà conto anche di altri elementi che sfuggono all’osservazione storica: il rapporto tra Mussolini e gli italiani − soprattutto quelli della sua generazione −; l’infatuazione del Paese per il suo dittatore e, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la delusione e i dubbi mai sopiti di coloro che sopravvissero e si posero il problema di spiegare ai giovani le ragioni di quanto accaduto.

«Lei non è mai stato un bandito né una spia. Però è un antifascista e un antitedesco». Sicuro che lo sono. E se non lo fossi stato lo sarei diventato dopo la prigione.
Indro Montanelli
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