Teatro Il caso Braibanti
Ottobre - Novembre 2018

Il caso Braibanti

Ottobre - Novembre 2018

Date da definire

Sala AcomeA

Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

Questo spettacolo è inserito nell’abbonamento AbbonAnno 2018

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di Massimiliano Palmese
con Fabio Bussotti
e Mauro Conte
musiche composte ed eseguite dal vivo da Mauro Verrone

uno spettacolo di
Giuseppe Marini

produzione Diaghilev

 

Lo spettacolo è nato all’interno della rassegna del Garofano Verde ideata e diretta da Rodolfo di Giammarco .

Il testo dello spettacolo è pubblicato nella collana Teatri di Carta dell’editore Caracò di Bologna.

Nel giugno 1968, mentre nel mondo infiammava la Contestazione e giovani e intellettuali chiedevano più libertà e più diritti, in Italia si apriva il processo-farsa a Braibanti  “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, una volta raggiunta la maggiore età aveva deciso di seguire le proprie inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non accettando l’omosessualità del figlio, il padre affidò Giovanni agli psichiatri con la speranza di guarirlo dalla “seduzione” che avrebbe subito, e denunciò Braibanti con l’accusa di plagio, un reato considerato già allora “un rudere giuridico”.
Molti intellettuali denunciarono lo scandalo di un processo montato ad arte dalla destra più reazionaria del Paese in combutta con esponenti del clero e della “psichiatria di regime”. In favore di Braibanti intervennero Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Umberto Eco, Marco Pannella, Cesare Musatti, Dacia Maraini. Tutti i loro appelli caddero nel vuoto.

Con un testo tutto costruito da Massimiliano Palmese su documenti d’archivio, lettere e testimonianze, si ripercorrono tutte le fasi del processo.

Un “oratorio civile” scandito da incursioni di un sax live. Nei panni dei due protagonisti Fabio Bussotti e Mauro Conte che, secondo il disegno registico, sono sempre in scena con il musicista Mauro Verrone, recitando anche la parte degli avvocati, dei preti, dei genitori, caratterizzandoli nelle rispettive inflessioni dialettali.
Ne fuoriesce uno spaccato di Italia provinciale, clericale e omofoba.

Poco o niente c’è nel testo teatrale che non provenga direttamente dagli atti del processo, o da articoli di giornale con interviste ai protagonisti o commenti che intellettuali e artisti hanno riservato alla discussa sentenza. Le lettere di Braibanti alla madre sono originali, e la poesia finale è dell’autore. Il testo trova il giusto tono nell’equilibrio tra satira di costume e dramma psicologico, per tenere insieme le parole degli avvocati, così violente, alle loro tesi, così ridicole. A tratti divertenti sono gli interrogatori e le arringhe, mentre sono agghiaccianti le dichiarazioni omofobiche dei cosiddetti “periti”. Per non parlare delle cartelle cliniche firmate dagli “specialisti in malattie nervose” delle cliniche dove fu rinchiuso il giovane Giovanni Sanfratello. Se oggi il nostro Paese è sempre in coda nell’aggiornarsi in tema di diritti civili, e a distanza di oltre quattro decenni ancora si oppone all’adozione per le coppie omosessuali o a una legge contro l’omofobia, vuol dire che Il caso Braibanti non è pagina del passato ma storia presente, che può e deve, ancora, farci sussultare.
Massimiliano Palmese
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