Teatro SACRIFICIO DI PRIMAVERA | Frühlingsopfer

SACRIFICIO DI PRIMAVERA | Frühlingsopfer

Eseguito da She She Pop e dalle loro madri

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5 - 6 giugno 2018

Sala Grande

©Doro Tuch
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SACRIFICIO DI PRIMAVERA

Un progetto ZONA K e Teatro Franco Parenti. Una realtà OFF e un teatro storico del panorama milanese esplicitano con questa collaborazione una convergenza di interessi artistici e tematici su alcune compagnie internazionali d’avanguardia.

un progetto She She Pop

di e con Cornelia e Sebastian Bark, Heike e Johanna Freiburg, Fanni Halmburger, Lisa Lucassen, Mieke Matzke, Irene e Ilia Papatheodorou, Heidi e Berit Stumpf, Nina Tecklenburg
video Benjamin Krieg e She She Pop

produzione She She Pop
coproduzione Hebbel am Ufer, FFT Düsseldorf, Mousonturm Frankfurt, Kaserne Basel, brut Vienna, German Language Theater Festival of Prague/Archa Theater Prag, Kyoto Experiment, Théâtre de la Ville/Festival d’Automne à Paris

con il sostegno di
Città di Berlino
e Hauptstadtkulturfonds Berlin

Supported by the NATIONALES PERFORMANCE NETZ International Guest Performance Fund for Dance, which is funded by the Federal Government Commissioner for Culture and the Media.

Un grande spettacolo sulle colpe e gli errori dei genitori.

Der Spiegel

Le performer sono in scena con le loro rispettive madri in una singolare versione della Sagra della Primavera di Igor Stravinsky. Lo spettacolo concentra il fuoco sul sacrificio della donna nella famiglia e nella società di oggi.

Dal 1993 le She She Pop, collettivo femminile con base a Berlino, esplorano i confini sociali della comunicazione in spettacoli dove affiancano umorismo e intransigenza da un lato e spontaneità e sincerità dall’altro. Dopo aver invitato i loro padri nel 2010 a partecipare alla performance Testament, hanno proseguito la loro inchiesta adattando la Sagra di Primavera di Igor Stravinsky, insieme alle loro vere madri. Ne esce una lucida e irriverente analisi dei rapporti contradditori tra le generazioni, una sorta di manifesto sul ruolo della donna, prigioniera del conflitto tra vita privata e carriera.

Lo spettacolo è centrato sul tema del sacrificio della donna nella famiglia e nella società. La dimensione religiosa del rituale del sacrificio umano propria di Stravinsky è sostituita dalla questione morale dell’abnegazione nel rapporto tra donne e uomini e tra madri e figlie. Posto in questi termini l’argomento genera immediatamente riluttanza: sacrificare se stesse come donne per gli altri, oggi, sembra una questione obsoleta. L’enorme importanza dell’autodeterminazione e della libertà personale che guida la nostra società ha oscurato il senso di devozione e di sacrificio.

L’antico rito pagano, che ha ispirato Stravinsky, invece, si basa sulla certezza che ogni comunità richiede sacrifici, anzi si fonda e si afferma proprio grazie ad un sacrificio collettivo. Come nella pièce originale di Stravinsky, lo spettacolo mette in scena un rito: l’incontro tra le She She Pop, le loro madri e il pubblico. Tuttavia, a differenza della comunità riunita da Stravinsky per celebrare il sacrificio della primavera, tra le She She Pop e le loro madri non c’è accordo su come vada svolto. I dubbi sorgono sin dall’inizio. Tuttavia, al contempo, è ferma la decisone di tentare, insieme. “Chi eravamo noi? Chi siamo noi? Perché siamo diventati così?”

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I nostri spettacoli sono sviluppati come un collettivo. Non c’è un regista. Ma non c’è neanche nessun autore e non ci sono attori. I testi e concetti sono sviluppati insieme. La nostra comprensione della performance contemporanea sottolinea la responsabilità artistica di ogni individuo esecutore. Per noi, la paternità è quindi meno una conquista individuale e più una risposta alla domanda: chi è responsabile di questo testo o di questa azione che si svolge in questo momento sul palco? Ci auguriamo che le singole decisioni prese, così come la gloria e il fallimento delle prestazioni, diventino in tal modo, in questo contesto, più comprensibili e rilevanti per il pubblico. A parte i singoli spettacoli – ma anche nelle parti migliori di ogni esibizione – definiamo il lavoro artistico come collettivo per essere la nostra grande sfida. Noi non siamo attori. Ci diamo dei compiti interessanti da risolvere in pubblico, sul palco. Ogni performer sviluppa il proprio punto di vista in base al suo orizzonte personale e la propria esperienza. Questa cosa alcuni la definiscono “teatro autobiografico”. Tuttavia, i riferimenti fatti da noi per le nostre vite sono in realtà un metodo e non il contenuto del nostro lavoro. Condensiamo il nostro materiale personale in una strategia artistica riconoscibile e secondo le posizioni stilizzate. Ciò che è familiare diventa straniero, mostruoso.
Collettivo She She Pop

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5 - 6 giugno 2018

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