Teatro

Occupazione

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21 Maggio - 3 Giugno 1973

17 Maggio - 17 Maggio
Torino - Base Lingotto
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di Trevor Griffiths
traduzione e regia Andrée Ruth Shammah
con Franco Parenti, Giampiero Fortebraccio, Luisa Rossi, Patrizia Costa, Gianni Mantesi, Mario Bussolino, Elio Veller, Dino Conti, Fioravante Cozzaglio
scene e costumi Gianmaurizio Fercioni

Il quarto spettacolo della Cooperativa Teatro Franco Parenti ha debuttato con successo il 17 maggio 1973 in un teatrino della periferia industriale di Torino. La scelta del capoluogo piemontese quale sede della “prima” è stata determinata dall’argomento stesso del testo, dovuto al giovane autore inglese Trevor Griffith, che verte appunto sull’occupazione delle fabbriche del ’20 da parte dei lavoratori torinesi.

Lo spettacolo si è svolto a Base Lingotto, un quartiere popolare della cintura industriale, la cui popolazione, in gran parte composta da operai di un vicino stabilimento Fiat, fu al centro delle drammatiche giornate del ’20. 

Il debutto milanese nella sede di via Pier Lombardo è stato il 21 maggio 1973.

Un modo nuovo di fare teatro politico, ecco quello che mi ha interessato: cioè degli uomini che vivono sulla scena e nella mente dello spettatore e non dimostrano soltanto. La possibilità dunque di fare del teatro senza venire inibiti o intimoriti dalla storia, ma con il rispetto della storia gramscianamente intesa, cioè come esperienza individuale vissuta da uomini che anche nei momenti più difficili conservano le proprie a volte contradditore caratteristiche.
dalle note di regia di Andrée Ruth Shammah

Un programma coerente

E così, quasi senza accorgercene, come rotolando sulle esigenze della programmazione, e sull’incalzare delle necessità e dei problemi da risolvere, eccoci arrivati al quarto spettacolo della stagione. Il quarto ed ultimo, anche se solo ieri, ci sembra, davamo alle stampe il nostro primo programma. Quattro spettacoli, così diversi l’uno dall’ altro, eppure in qualche modo uniti da un filo invisibile ma per noi molto chiaro, e che nessun cultore dei “generi” letterari e drammatici potrà mai spezzare: questa spinta che c’è in tutti noi, a cercare un modo da far teatro fuori dagli schemi prefissati e scolastici, da canoni in qualche modo sanciti da teorie che vivono al di fuori e al disopra del contatto umanissimo e naturalissimo col pubblico.

Desideravamo rivolgerci ad un pubblico il più vasto e vario possibile, popolare non secondo un’etichetta manualistica e artificiosa, ma in quanto componente effettiva, rappresentanza ideale ma reale città di Milano nella sua estensione, nella sua attività, nella sua umanità problematica e riottosa. Per venir incontro a questo scopo, c’eravamo prefissi tre direttive fondamentali da seguire: la linea dialettica-popolare, imperniata sul linguaggio e sulla dialettica dei personaggi della Lombardia di oggi e di sempre, che è stata rappresentata da Amleto prima, dalle poesie del Porta poi; la riscoperta e la riproposta di almeno un classico, un capolavoro del periodo aureo della commedia e di Molière in particolare: e l’ appuntamento con George Dandin è stato puntualmente mantenuto; un testo politico, infine, che inserisce il repertorio della Cooperativa all’interno di realtà problematiche vive e attuali senza tuttavia cadere nella rigidità asettica del facile didascalismo, nel trabocchetto insidioso della falsa distanziazione. In questo senso, e per più di un aspetto, Occupazione è una scelta casuale, o quanto meno legata all’occasione di un testo semplicemente interessante: nell’ intensità della partecipazione umana, oltre che politica, che essa suscita, nel commosso spaccato psicologico che essa rappresenta, nel complesso grumo di passioni simultanee e parallele che essa fonde, Occupazione è il testo politico che ci eravamo proposti di rappresentare. Razionalmente, compiutamente inserito in un programma, in una scelta, in un modo di fare e di vivere il teatro.

– Il Salone Pier Lombardo

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  • 5 di 5.
Una regia corretta e rigorosa di Andrée Ruth Shammah, una scena discretamente evocatrice di Gianmaurizio Fercioni. Parenti segna con finezza la figura di Gramsci.
Roberto De Monticelli - Il Giorno, 24 maggio 1973

Programma di sala

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