L’Ammore nun’è ammore

30 sonetti di Shakespeare traditi e tradotti da Dario Jacobelli

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29 Gennaio - 3 Febbraio 2019

Sala Tre

1 ora e 15 minuti

© Manuela Giusto
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con Lino Musella e Marco Vidino (cordofoni e percussioni)
regia Lino Musella

produzione Elledieffe, in collaborazione con Le vie dei Festival

I sonetti di Shakespeare traditi e tradotti in napoletano, trasformati in un’intensa e vibrante recita dei sentimenti, che conferma il talento di Lino Musella e lo consacra tra i migliori attori della sua generazione.

Coadiuvato dal bravo e versatile Marco Vidino ai cordofoni e alle percussioni, Musella dimostra una forza scenica magnetica e una capacità quasi sciamanica di suscitare emozioni, con la complicità di una lingua (in napoletano di Jacobelli), che è un efficace misto di tradizione letteraria e slang contemporaneo.
Fabrizio Coscia - Il Mattino

Musella abbandona temporaneamente i truci re di Who is the king (progetto realizzato dal trio Musella – Mazzarelli – Baracco al Teatro Franco Parenti) per riscoprire un altro Bardo quello dei Shakespeare’s Sonnets, reinterpretati dal poeta napoletano Dario Jacobelli, recentemente e prematuramente, scomparso.

L’attore col fare leggero di un poetico “Pulcinella” si cala nei panni odierni di ganzo, anziano, funambolo. Racconta l’amore, la bellezza e la caducità della vita in una lingua brutale, spergiura, violenta ma anche dolce, viscerale e coraggiosa.

Nelle parole di Jacobelli – poeta inusuale, autore di racconti e romanzi, abile paroliere per musicisti come i Bisca e gli Almamegretta – la «darklady» più misteriosa della letteratura universale, quella a cui sono destinati gli ultimi 28 componimenti della raccolta del Bardo, diventa “una mala femmina al cui cospetto un guappo innamorato perde la ragione” e il delirio della passione “smania ’e morte”; un’esperienza di annichilimento, perdita, alienazione.

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Un fiume di parole voraci adesso metabolizzate, prese in consegna con superba impertinenza da un attore frugale ma energico di dentro come il bravissimo Lino Musella. Che serata memorabile (…) C’è stato modo di addentrarci in un caveau di desideri senza tempo oscillanti tra oscurità e fiammelle (…) davvero una mappa vibrante che fa piazza pulita del sublime.
Rodolfo di Giammarco - La Repubblica
Musella, duro e dolce insieme, con la sua voce ricca di vibrazioni inconsuete, ha uno sguardo ironico e stupito al tempo stesso e il gesto pudico in una compostezza dal disegno perfetto.
Giulio Baffi - La Repubblica.it
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