Teatro La domanda della regina

La domanda della regina

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13 - 21 febbraio 2018

Sala AcomeA

1 ora e 25 minuti

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di Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti
regia Piero Maccarinelli
con Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Francesco Migliaccio
della Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
scene e costumi di Andrea Stanisci
musiche di Antonio Di Pofi
luci di Alessandro Macorigh

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Risultato di un lavoro a quattro mani tra Guido Chiarotti – fisico, imprenditore appassionato e studioso della materia che ci circonda – e l’autore teatrale Giuseppe Manfridi, La Domanda della Regina è un’avvincente commedia sulla difficoltà di descrivere le interazioni umane in un mondo complesso, fatta utilizzando gli stessi princìpi che governano l’economia e la finanza.

I protagonisti sono un affermato Professore esperto di queste materie, ma la cui vasta cultura spazia ben oltre esse, e Dario, giovane pubblicista e trainer in una palestra, disperato per aver perso il giorno prima tutti i propri risparmi in borsa.
Le domande del giovane innescano un dialogo sempre più serrato tra i due, intriso di citazioni scientifiche colte ma anche molto ironico, divertente e dagli inattesi colpi di scena.
La Domanda della Regina è una riflessione scanzonata sui nostri limiti, le nostre paure e le nostre aspettative di vincita e i timori di perdita, che, in fondo, costituiscono il cuore delle nostre esistenze.

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I discorsi affrontati nello spettacolo non sono applicabili solo ai mercati finanziari, ma ad ogni aspetto della nostra vita, delle nostre relazioni, del nostro modo di pensare e di percepire la realtà, suggerendoci alla fine come, nonostante tutto, si possa riuscire ad essere sereni.

Il titolo si ispira alla celebre domanda che la regina d’Inghilterra, dopo il crollo della Lehman Brothers, pose al gotha della finanza riunitosi alla London School of Economics “Perché nessuno ha previsto tutto questo?

L’intelligente regia di Piero Maccarinelli parte dall’idea scenografica di una lunga tavola con piatti e bicchieri usati e ormai vuoti, efficace evocazione di un’opulenza tramontata e poi aiuta il testo nel suo continuo proporre diversivi; così incuriosisce e intrattiene per tutti i novanta minuti filati.
Masolino D’Amico – La Stampa
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