Teatro Il ballo

Il ballo

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17 - 25 marzo 2018

Sala Tre

2 marzo - 3 marzo
Spazio Kor – ASTI
6 marzo - 11 marzo
Teatro Gobetti – TORINO
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racconto di scena ideato e interpretato da Sonia Bergamasco
liberamente ispirato a Il ballo di Irène Némirovsky
disegno luci Cesare Accetta | scena Barbara Petrecca
costume di scena Giovanna Buzzi
elettricista Domenico Ferrari

produzione Teatro Franco Parenti / Sonia Bergamasco

Dal grande successo di Irène Némirovsky, un capolavoro di vendetta che colpisce nel punto più debole: la vanità.

In cartellone torna un grande successo delle scorse stagioni, la favola nera di Irène Némirovsky, splendidamente interpretata da Sonia Bergamasco; una storia spietata come può essere quella della scrittrice, morta ad Auschwitz, odiata da una madre egoista e narcisista, che le sopravvivrà e finirà serenamente la propria vita a Nizza, in Francia. La protagonista Antoinette è una quattordicenne vessata e umiliata dalla madre che la esclude da un sontuoso ballo decisivo per la consacrazione sociale della donna. E allora la ragazzina si vendica crudelmente.

[...] Ci fosse l’Oscar del teatro italiano, quest’attrice dai capelli aurei ed il fisico da Dea dell’Olimpo greco lo avrebbe vinto. Davanti a lei non ci sono rivali in scena. È il connubio tra arte ed eccellenza, la perfezione e la bellezza raffinata.
Fermata Spettacolo
  • 1 di 3.
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Questa storia raccoglie cinque voci essenziali: la madre, la figlia, il padre, l’istitutrice e la vecchia cugina. Una storia di vendetta e disamore. Attraverso lo sguardo di Antoinette, la figlia adolescente, cerco negli specchi le figure di un teatro che sonnecchia nelle pieghe del quotidiano. Cerco il teatro di un bambino solo che costruisce il suo mondo perché il mondo conosciuto (quello degli adulti) non è bello e non gli piace. La storia di Antoinette è molto più di questo. È la presa di coscienza del rispecchiamento umano e feroce di due donne, madre e figlia. È l’arma di vendetta di una scrittrice che sempre, in ogni sua opera, ricorda e non perdona. La scrittura come arma, scoperta molto presto da Irène, proprio contro quella famiglia, quella madre che non aveva saputo amarla. È anche una dichiarazione d’amore nei confronti della letteratura, del libro come oggetto e come cura, della lettura come invenzione di mondi e materia sediziosa. Così il Piccolo Principe, ma anche Cenerentola e Biancaneve si affacciano da questi specchi e affondano lo sguardo sul presente. Gioco, vita, storie e destino.

Sonia Bergamasco
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