Teatro Capatosta

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29 - 31 Maggio 2018

Sala AcomeA

©Marco Caselli Nirmal
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di Gaetano Colella
regia Enrico Messina
con Gaetano Colella e Andrea Simonetti
composizione sonora Mirko Lodedo
scene Massimo Staich
disegno luci Fausto Bonvini
tecnico di scena Vito Marra

Cooperativa Teatrale CREST in collaborazione con Armamaxa teatro
vincitore bando Storie di Lavoro 2015

Siamo nello stabilimento più grande d’Europa, l’Ilva. Siamo in uno dei tanti reparti giganteschi della fabbrica, Acciaieria 1 reparto RH. Qui l’acciaio fuso transita per raggiungere il reparto della colata e gli operai sono chiamati a controllare la qualità della miscela. La temperatura è di 1600 gradi centigradi. Due operai sul posto di lavoro. Il primo è un veterano, vent’anni di servizio alle spalle e un carattere prepotente, di chi si è lavorato la vita ai fianchi e il poco che ha lo difende coi denti, compreso il suo piccolo desiderio: fuggire da Taranto, coi suoi figli, per non tornarci più. Il secondo è una matricola, un giovane di venticinque anni appena assunto nello stabilimento. I due potrebbero essere padre e figlio. In questo stabilimento dal 1962 ci sono generazioni di operai che si avvicendano, si confrontano, si scontrano e si uniscono. I padri hanno fatto posto ai figli e ai nipoti senza che nulla sia intervenuto a modificare questo flusso di forza lavoro. Si sono tramandati saperi ed esperienze così come usi e abusi, leggi tacite e modi di fare. Sembra che in questo scenario nulla sia destinato a mutare, che i figli erediteranno fatica e privilegi dei padri. Ma è davvero così?

La luce del giorno è crudele, spietata, non lascia spazio al dubbio: il fumo dei camini è veleno, le costruzioni degli impianti sono “bruttezza”, il corpo della città disfatto, cadente, malato. Bisogna che qualcosa accada, che si rompa quel precario equilibrio eppure immoto. Bisogna che si separino gli amanti. Bisogna che si scontrino quei padri e figli. Bisogna. E per farlo serve che qualcuno cominci a urlare.
Enrico Messina
Sull’accordatura attenta della regia di Enrico Messina si passa, in un delicatissimo equilibrio, da toni ironici a sfumature più drammatiche, senza mai calcare la mano su nessuno dei registri possibili, proprio perché tutto è straordinariamente vero a pochi metri da quel palcoscenico. […]
Antonio Audino – Il Sole24ore

Percorso teatrale
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