MASKED - LEGAMI DI SANGUE
  24/11/2009    03/12/2009 
 

di Ilan Hatsor
traduzione e regia Maddalena Fallucchi
con Massimiliano Mecca, Fabio Pappacena, Michele DeGirolamo
scene e costumi  Maria Alessandra Giuri
musiche originali Marco Melia

Produzione Il Carro dell'Orsa
Primo premio all’Israel Fringe Theater Festival ad Acco

Un pugno nello stomaco, un'inquietudine suscitata dall'insensatezza della guerra, che avvelena addirittura i rapporti familiari. Un testo con grandissima potenza espressiva racconta la storia di un lacerante conflitto familiare provocato dalla violenza e dal terrore che hanno caratterizzato il clima della prima Intifada Palestinese.

E viene da chiedersi: "Fino a che punto può spingersi un individuo per proteggere la propria vita e la propria famiglia? E come si convive con questa lacerazione?" il dramma della guerra che apre l'antica ferita del "fratello contro il fratello"

[...] Quando il teatro, oltre che intrattenere piacevolmente e commuovere il pubblico, è anche in grado di farlo riflettere e gettare uno squarcio di luce su realtà sociali e politiche assolutamente devastanti e di fronte alla cui drammaticità si tende talvolta a chiudere colpevolmente gli occhi, allora è un preciso dovere valorizzarlo e sostenerlo. Questo è decisamente il caso del testo teatrale di Ilan Hatsor, al quale auguriamo indiscutibilmente il medesimo unanime successo anche nel nostro paese.[...] “Masked - Legami di sangue” presenta allo spettatore uno spaccato, tagliente come un rasoio, della vita quotidiana nei territori palestinesi durante il devastante periodo dell’Intifada. Il dramma non si consuma però in pubblico o sul campo di battaglia, ma nel privatissimo spaccato di una famiglia: quella che si rivelerà una vera e propria guerra fratricida si insinuerà nel profondo del rapporto tra tre fratelli portando sino alle più estreme, inaspettate e devastanti conseguenze. Concepito nel 1990 quando l’autore era uno studente che si approcciava al mondo del teatro muovendo i propri primi passi, “Masked – Legami di sangue” racconta la storia di un lacerante conflitto familiare provocato dalla violenza e dal terrore che hanno caratterizzato il clima della prima Intifada Palestinese. Protagonisti della vicenda narrata sono tre fratelli arabi che hanno scelto di intraprendere percorsi di vita estremamente lontani e divergenti: il fratello maggiore Da’ud lavora a Tel Aviv come lavapiatti per mantenere la propria famiglia d’origine e assicurare prosperità anche a sua moglie, al loro piccolissimo primogenito e al secondo bimbo che la donna già porta in grembo; il secondo fratello Na’im ha invece intrapreso il periglioso cammino del guerrigliero, aderendo al gruppo terrorista delle “Tigri della Rivoluzione” che si oppone alla dominazione israeliana, rifugiandosi tra le montagne e ricorrendo spesso per portare avanti i propri ideali alla violenza e allo spargimento di sangue; infine il fratello minore, Halled, che è rimasto l’unico a gestire la macelleria di famiglia (unico spazio claustrofobico senza possibilità di fuga o evasione, all’interno del quale si svolge interamente l’azione scenica) e verrà coinvolto dai due fratelli in un devastante tira e molla psicologico, diviso tra le inconciliabili urgenze dell’amore fraterno da un lato e degli ideali di indipendenza e di solidarietà con il proprio popolo in lotta dall’altro. [...] La forza di questo testo teatrale risiede proprio nell’universalità dei sentimenti portati in scena. Nelle intenzioni dell’autore non c’era quella di farsi sostenitore dei diritti del popolo palestinese, ma semplicemente il desiderio di indagare con sensibilità e acutezza critica le dinamiche di un contrastato rapporto tra fratelli divisi ineluttabilmente da forze ben più grandi di loro. Ad impreziosire la già straordinaria ricchezza di questo spettacolo, da citare assolutamente anche le veramente convincenti interpretazioni fornite dai tre attori Michele Degirolamo (nel ruolo di Halled), Fabio Pappacena (Na’im) e Massimiliano Mecca (Da’ud), che rendono alla perfezione la drammaticità della vicenda catturando l’attenzione dello spettatore con un’intensità e una forza espressiva che sono chiara testimonianza di una profonda capacità di immedesimazione nei personaggi e di compenetrazione nel tessuto-storico sociale che fa da cornice al loro dramma privato. Andrea Cova

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Sala     
ore 20.30 - festivi ore 16.00