IL MEMORIOSO
  17/05/2011    17/05/2011 
 

Breve guida alla memoria del bene
Storie di uomini giusti dai libri di Gabriele Nissim 
Il Tribunale del Bene e La Bontà insensata
 
drammaturgia di Paola Bigatto
con Massimiliano Speziani

 
La Shoah e la memoria del bene
Il Tribunale del Bene
Il progetto teatrale: da La banalità del male a Il Tribunale del Bene
Lo spettacolo
Gariwo. Comitato Foresta dei Giusti
Scheda tecnica
Indicazioni bibliografiche
 

La Shoah e la memoria del bene Il dovere di ricordare è certamente legato alla necessità che gli orrori del passato non cadano nell’oblio, e che si abbia sempre presente  la potenzialità dell’uomo di commettere il male. Ma c’è stato (e c’è) chi crede che necessario complemento di questo ricordo sia la memoria del bene ricevuto, cioè  il ricordare che, dove sembrava impossibile che il bene potesse apparire, questo si manifestava: come una piccola fiamma nel buio, era un bene incapace di rovesciare la Storia, ma capace di rovesciare i destini di singoli uomini, salvandoli dalla morte e dalla perdita di fiducia nell’essere umano. È proprio la piccolezza di questa luce tanto flebile rispetto alle tenebre che l’attorniano, a dimostrarci che il bene è sempre possibile, che l’uomo può sempre dire un si o un no, e quindi ad evidenziare maggiormente le responsabilità morali di chi ha scelto il male o ha rinunciato a percepire la propria possibilità di scelta (originando quella che, con felice espressione, Hannah Arendt ha definito “banalità del male”). E così come il male non viene compiuto necessariamente da uomini malvagi, perversi o sadici, così il bene non è compiuto solo da santi, eroi o uomini perfetti: il più celebre esempio di uomo giusto, Oskar Schindler, un faccendiere dominato da ogni sorta di vizio, ma che ha salvato più di mille ebrei, ne è il più lampante esempio.
Ma la memoria del bene non riguarda solo la Shoah e gli eventi legati all’antisemitismo nel XX secolo: riguarda, più in generale, l’azione dei Giusti, ogni giorno come in tutti i momenti oscuri della Storia, sempre esposta all’emergere di ideologie totalitarie. L’esempio dei Giusti ci ricorda, con le parole di Vaclav Havel che “il potere su di sé, per quanto limitato dal carattere, dall’origine, dal grado di cultura e di autocoscienza di ciascuno, è l’unica cosa che anche il più impotente di noi possiede, ed è, al tempo stesso, l’unica cosa che nessuno potrà mai portarci via”.

Il Tribunale del Bene

Un uomo dedicò la vita, come a una missione, al ricordo del bene: si tratta di Moshe Bejski, per anni presidente della Commissione dei giusti presso il Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme. Questo paradossale tribunale si poneva l’obiettivo di rintracciare tutti quegli uomini che avevano rischiato la vita per aiutare gli ebrei durante la persecuzione nazista, e di ricordarli per sempre attraverso il radicamento di un albero nel giardino del Memoriale stesso. Moshe Bejski, uno dei nomi della celebre lista di Schindler, si batte con pazienza, dedizione e caparbietà per raccogliere e ricordare i nomi di questi Giusti, sognando un’enciclopedia che ne raccogliesse  le storie e li rendesse popolari e amati dai giovani come le rock star e i divi del cinema. Gabriele Nissim ne ha raccontato la storia in Il Tribunale del Bene, mettendo in risalto l’appassionato e incessante lavoro di Bejski, e il suo continuo interrogarsi sulle caratteristiche che fanno di un’azione l’azione di un uomo giusto. 
 
Il progetto teatrale: da La banalità del male a Il Tribunale del Bene
 
Hannah Arendt scopre, seguendo il processo ad Eichmann, la possibilità dell’uomo di compiere il male senza  sadismo, malvagità o patologia, ma come la conseguenza della comoda obbedienza a un’ideologia. La Arendt si chiede allora chi siano coloro che, in tempi bui, siano riusciti a non seguire l’ideologia dominante, ma abbiano osato “giudicare personalmente”. Apre la strada, quindi, e addita come necessaria, la riflessione sui Giusti. Dopo anni di repliche della lezione – spettacolo La banalità del male (e la sua moltiplicazione nel progetto Arendt al plurale), Paola Bigatto ha riconosciuto nella storia di Bejski raccontata ne Il Tribunale del Bene la naturale prosecuzione della riflessione sulla libertà dell’uomo, e ha  proposto a Massimiliano Speziani un lavoro a quattro mani, condividendo il pensiero sul fare teatrale come  relazione, rapporto con l’altro da sé,  volontà di prendere la parola nella vita civile.
 
Lo spettacolo
 
Lo spettacolo si propone di raccontare alcune storie di Giusti contenute ne Il Tribunale del Bene e La Bontà insensata; storie esemplari perché  mettono in luce  l’ambiguità del bene e l’impossibilità a  darne una definizione rassicurante. In scena, veicolo di questi racconti, un personaggio che di Moshe Bejski ha l’appassionato bisogno di ricordare il bene, la mania compilatoria, il desiderio di esaustività, e una scrivania perennemente in disordine.
 
Gariwo. Comitato Foresta dei Giusti
 
Il Comitato Foresta dei Giusti è un’associazione nata a Milano nel 2000 per iniziativa di Gabriele Nissim, ebreo, e Pietro Kuciukian, armeno, con l’intento di ricordare le figure esemplari di resistenza morale ai regimi totalitari nella storia del Novecento in Europa e nel mondo, anche attraverso la creazione di Giardini dei Giusti ovunque. L’esperienza di Gariwo (www.gariwo.net), sito ufficiale del Comitato Foresta dei Giusti, ha dimostrato inoltre l’importanza della comunicazione sul web nella diffusione delle informazioni sui “Giusti”. Il nuovo progetto europeo WeFor, con la costituzione di Giardini virtuali dei Giusti nel sito www.wefor.eu coniuga queste due  linee di intervento, facendo intervenire direttamente gli utenti, soprattutto i giovani e gli insegnanti con i loro studenti, nei Giardini virtuali con dediche e contributi.

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