Caravaggio: la luce nel buoi
  17/06/2010    17/06/2010 
 

Ideato da Susanna Beltrami
coreografie Susanna Beltrami e Matteo Bittante
consulenza musicale Sandro Dandria
con la Compagnia Pier Lombardo Danza
musiche di Sandro Dandria, Edvard Grieg, Anton Bruckner, e anonimi popolari

Le opere del Caravaggio, da quelle giovanili a quelle della maturità, si muovono con energia verso il teatro e il teatro ne prende spunto coinvolto dalle loro chiavi drammaturgiche, dal movimento corporeo che trapela da esse e dalla luce che evidenzia le relazioni tra gli elementi e i pensieri che vi sono celati.

La danza, il linguaggio che è utilizzato in questo spettacolo, si nutre dell'espressività narrativa sorprendente dei personaggi caravaggeschi, così teatralmente efficaci e vicini al concetto della contemporaneità del corpo: torsioni, contrazioni, porzioni di corpo selezionate da una luce quasi abbagliante, espressività di volti che spesso raccontano qualcos'altro rispetto a ciò che si vede.  Così, il sottotesto di questo spettacolo, è costituito da un'emersione di umori e ambiti sacri e profani, esattamente come si racconta del grande pittore che prediligeva la frequentazione di luoghi estremamente popolari pervasi da un'umanità al limite della morale e lavorava nel contempo per nobili e famiglie prestigiose. Dal buio che non fa paura ma che vuole essere la condizione per meditare e far scaturire dal profondo le forme dell'immaginario, nascono quadri in movimento che si nutrono delle atmosfere del Caravaggio avvicinandosi alla contemporaneità con uno sviluppo di temi a noi vicini e con il sostegno di una colonna sonora che viaggia in un tempo fedele a quell'epoca, e in altri momenti lontano da essa, fino alla musica d'oggi, addirittura elettronica.


Note di Susanna Beltrami

«Questo Caravaggio è stata un’avventura creativa. Le immagini che mi sono arrivate per la realizzazione della coreografia mi sono giunte fluide, magari non coerenti con la pittura del grande artista, eppure – direi magicamente –, durante il lavoro, esse si avvicinavano a me. Quando mi è stato proposto di realizzare questo spettacolo a Cremona, stavo partendo per un viaggio nel deserto del Sahara, ed è incredibile quanti segnali, durante quest’escursione, si siano manifestati in me del mondo caravaggesco. Nella mente, quasi all’improvviso, mi è balenato il titolo dello spettacolo – “Caravaggio: la luce del buio”- in maniera subitanea, per quanto i titoli, sovente, siano difficili da trovare…  L’incandescenza della luce del deserto mi ha confermato di sentire la necessità di evidenziare aspetti che apparivano in ombra, facendomi capire che la vita è un cammino fortemente rivolto alla chiarificazione dei sentimenti e degli intenti, mentre il corpo deve rappresentare – quasi con “forza” – il mezzo per uscire dal buio. Ho, dunque, sentito di volere mettere in luce quella debolezza, quella particolare vocazione che l’uomo ha al tormento e, dall’altra parte, alla ricerca della felicità, anche parlando dell’amore di Caravaggio per i suoi  modelli (anche se uomini, o proprio perché tali: in fondo, l’occhio di un grande  artista non si innamora della visione unilaterale delle cose, ma si muove curioso nel mondo). Io sostengo che in quest’epoca dobbiamo cercare la bellezza nell’imperfezione, nella verità e nella caducità delle cose che accadono nel corso della nostra vita, ed avere la forza – anche attraverso uno spettacolo di danza – di elevarle a grande dignità. Mi sono, dunque, innamorata dell’idea di trasformare lo splendido cortile del Museo Civico “Ala Ponzone” di Cremona in un luogo di “contagio” per il pubblico mediante la vicinanza con gli artisti, con i loro corpi, i loro abiti, così da dare la sensazione che si stia, tutti assieme, dentro un immaginario quadro e che ci si senta partecipi di un momento di straordinaria ritualità. Questo, a mio avviso, significa fare teatro: comunicare reciprocamente attimi, passioni, sensazioni, intuizioni».

 Susanna Beltrami

Sala Grande | ore 21.00