LE CONVERSAZIONI DI ANNA K.
  05/10/2010    15/10/2010 
 

Liberamente ispirato a La metamorfosi di Franz Kafka
testo e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Lojodice
Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Alessio Venturini
 

Testo vinicitore Premio Riccione per il Teatro 2007
Premio ETI - Gli Olimpici del Teatro 2009 - miglior attrice protagonista

Produzione Arca Azzurra Teatro e Il Teatro Eliseo

Con “Le conversazioni di Anna K.” Ugo Chiti apre una straordinaria finestra sul mondo delle Metamorfosi di Franz Kafka. Rilegge in modo personale la struttura e la vicenda del racconto dello scrittore boemo. La figura originalmente marginale di Anna, vedova tutto fare della famiglia Samsa, diviene qui protagonista, magistralmente interpretata da una celebre signora della scena teatrale italiana Giuliana Lojodice, inarrivabile nel rendere vivo il personaggio, da presenza marginale ed estranea. La innalza al centro della scena e della storia, manifestando tutta la sua straordinaria umanità, attraverso la capacità di infondere la consapevolezza che l’essere diverso significhi, prima di tutto, essere lontano dagli affetti e dai sentimenti.

Sarà forse l’amore viscerale per il palcoscenico a rendere Giuliana Lojodice una protagonista splendida, alle prese con un personaggio complesso, prospettico, inedito. In due ore cariche di poesia, sentimenti e sensazioni diverse, la protagonista è una donna sola, sopravvissuta ad una serie di umiliazioni e ferite che è sempre riuscita a risollevarsi e a reagire,  e che non aspetta altro che trovare “qualcuno con cui intendersi” dice, e lo dice ad uno scarafaggio e/o a sé stessa. È grata a quella famiglia che l’ha accolta e farebbe qualunque cosa per loro, ma ha bisogno di essere ascoltata e loro non possono farlo, non hanno tempo, né voglia di prestare troppa attenzione a quella domestica logorroica e sempliciotta che li inonda di racconti, episodi, pettegolezzi superflui e distanti da loro. Anna si assume la responsabilità delle loro vite e non smette mai di considerare persona Gregorio, anche adesso, dopo l’inspiegabile metamorfosi continua a rispettare, curare, accudire e parlare a quell’essere diverso, perché Gregorio non è altro che la molla che fa scattare le confessioni, la metafora sia sull’accettazione che sul bisogno di attenzione e ascolto.
Nel dramma si può riscontrare un implicito attacco a quell'ipocrita frangia conservatrice che, nel XXI secolo, nasconde con la reclusione la disabilità, la ignora. Chiti, ben traccia i sentimenti di ripugnanza, vergogna, abbandono, allontanamento, schifo e repulsione per il diverso. La morte del malato, che viene accolta come liberazione e possibilità di riprendere la propria vita, diviene qui denuncia. E si coglie quella metafora kafkiana della metamorfosi in un essere bestiale come reazione alla dipendenza della famiglia. Il figlio perfetto Gregorio, non è più appoggio economico e quotidiano. Anche gli altri cambiano, escono dalla loro ignavia e cercano di sopravvivere, di reagire, ognuno a suo modo.

estratto da www.teatroespettacolo.org - Giusi Potenza

 Le Conversazioni di Anna K. attingono a La Metamorfosi di Kafka senza voler essere l'adattamento teatrale di uno dei più perfetti ed emblematici racconti del Novecento.Anna è l'anziana vedova che la famiglia Samsa assume come donna tutto fare. Una figura appena accennata ma puntuale in vari snodi del racconto. Ed è proprio questa "presenza sottintesa" che rende affascinante l'ipotesi di assumerla come punto di osservazione per l'intera vicenda. Così la vedova Anna, senza un cognome precisato, diviene obbligatoriamente Anna K e da figura marginale, assume il ruolo di protagonista.
Inizialmente mostra un carattere loquace, pieno di buona volontà da donnetta curiosa che gradualmente lascia intravedere un cuore ruvido e semplice, segnato da molte ferite e capace di relazionarsi con tutti i personaggi dell'insolito "dramma familiare".
Anna K., in casa Samsa, non si limita ad un'energica e fattiva assistenza. Anna cambia le prospettive più private del racconto, si muove in quelle più dimesse e quotidiane attivando i personaggi, come i pensionati o il giovane studente innamorato di Grete. Nello stesso tempo Anna interagisce con le traiettorie e le dinamiche del racconto con una personale affettività. Attraverso Anna le scene assenti o appena "ascoltate" passano in primo piano, diventano materia drammaturgica autonoma ma non estranea al racconto. Anna K. con la sua tenera e riduttiva visione del vivere diviene così sguardo amoroso,  giaculatoria affettuosa che commenta e accompagna la "tragedia" di ogni diversità, come la condizione estrema del vivere accanto al dolore.
Ugo Chiti

Così la stampa
Kafka sottosopra -Il Sole24ore- Antonio Audino >>
A casa dello scarafaggio di Kafka - La Repubblica- Franco Quadri >>
Anna k. che attrice - Il Messaggero - Rita Sala >>

dal 5 al 15 ottobre |Sala Grande | mar 5 h21.15| mer 6 h19.30 | giov 7 h 21.15 | ven 8 h21.15 | sab 9 h19.30 | dom h20.00
lun 11 riposo | mart 12 h.19.30  | merc 13 h21.15 | giov 14 h21.15 | ven 15 h21.15 |

Biglietti: Intero €32,00 | Ridotto
convenzioni €22,00 | under 25 - over 60 €16,00 | under 18 €10.00