TIRANOTT
  05/11/2009    06/11/2009 
 

di Lino Pedullà
con Marino Zerbin e Piero Leonardon
regia di Paola Bea e Piero Leonardon
Ideazione scenografica  di Marcello Chiarenza

Produzione Teatro de Gli Incamminati
Teatro sul Filo - Filarmonica Clown

atto unico 1h05'

E’ sera tardi . Anzi è notte. Su Milano è già scesa la bruma. In un bar in chiusura un uomo di mezza età resta ad evocare, con un'ironia tutta meneghina, pene del cuore, ricordi e personaggi della Milano che fu, attraverso aneddoti personali e citazione dei grandi poeti e scrittori milanesi: Gadda, Manzoni, Porta, Loi, Tessa. Ad ascoltare Tiranott, il ciarliero ospite notturno, è il barista, che con i suoi silenzi scandirà i tempi di questa evocazione fino a diventare una simpatica macchietta.

“Milano.La situazione si direbbe la stessa del pirandelliano “L’uomo dal fiore in bocca”. Anche qui un uomo nella sua disperata solitudine si confessa ad un altro uomo che lo ascolta distrattamente. Ma là siamo in una stazione ferroviaria, qui siamo in bar. Là  siamo davanti ad una tragedia, qui la vita è solo vista con ironia; qui tutto al massimo si incrina nell’amarezza.
E’ sera tardi . Anzi è notte, le brume sulla città sono già scese tutte. E nel bar dove le luci si sono smorzate un ultimo avventore di mezza età , le sue molte pene nel cuore e i molti ricordi, non si decide ad andarsene infastidendo il cameriere che riordina i tavoli. Fuori è la Milano di sempre. La metropoli grigia e immensa che forse anche chi ci è nato o ci vive da sempre non conosce fino in fondo. Non sa di tutti i suoi meandri segreti e dei suoi “impossibili” abitatori. Dei suoi “ favolosi “ personaggi , anche se poi non sono che semplici fattorini,impiegati di banca, bottegai che tirano su presto la claire, perdigiorno con la vocazione del poeta, vedi ad esempio quel disgraziato dell’Angiolin Tireula, al secolo Angelo Galbiati, intorno al quale sembrano intrecciarsi i fili di questo “Tiranott”. Personaggi fuggiti via  dalla penna ora non più che sorridente ora molto amara e di un Gadda e di un Tessa (soltanto che ci si metta ad ascoltarlo attentamente, che poeta il Tessa!). Ma nella “drammaturgia” curata con molta sottigliezza e bella intelligenza da Lino Pedullà D’Alice (calabrese di Milano) rientrano anche  vividi frammenti di Testori, di Loi e del vecchio Carlo Porta.
….tiranott è un singolare (e poetico) spettacolo fatto di luci e di ombre che vive tutto sulla parola .
Soprattutto è un viaggio dentro, o meglio, intorno alla lingua milanese……uno di quegli spettacoli- ha una valenza anche per questo- in cui il dialetto si fa, diventa lingua teatrale.
Presentato con la regia di Piero Lenardon, che sulla scena, ancorché muto, sbozza la figura del barista fino a farlo diventare una gustosa, colorita macchietta, e di Paola Bea, “Tiranott” trova il suo sensibilissimo protagonista in Marino Zerbin. Bravissimo nel recupero dei suoni e degli accenti di una “lingua” che non deve andare perduta. Bravissimo per il realismo con cui colorisce il suo anonimo (ma umanissimo) più che ciarliero avventore. …”

Avvenire, Domenico Rigotti


Foyer
 ore 18.30

MERCOLEDI' 4 NOVEMBRE lo spettacolo non andrà in scena