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OMAGGIO A UMBERTO SIMONETTA

di Umberto Simonetta e Luca Sandri
canzoni originali di Giorgio Gaber
con Luca Sandri

produzione Teatro Franco Parenti

  

 

 

La curiosa particolarità di questo monologo è che non è un monologo.
E' il dialogo che Fabio Angeletti ha con Fabio Angeletti.
Senonché in questo dialogo a uno, che potrebbe sembrare soltanto un malizioso espediente per sfuggire al soliloquio, irrompono via via molti altri imprevedibili interlocutori, reali e immaginari e, allargandosi la conversazione si fa piuttosto animata, spesso sfiorando addirittura la rissa. Tenacemente persuaso di essere vittima di un'infinita serie di ingiustizie le cui responsabilità ricadono, a suo giudizio, su una società faziosa e spietata, il giovane impiegato Fabio - che aspira a ruoli di prestigio culturale nella spasmodica attesa di una telefonata che arriverà o non arriverà - programma furenti vendette, appaganti rivincite, affronti beffardi, inesorabili definitive autopunizioni.
Comicità e disperazione, rabbia e ironia, umorismo  e angoscia si fondono così in un racconto di forte teatralità.

Umberto Simonetta, scomparso nel 1998, e' stato scrittore, commediografo, uomo di teatro.  I suoi libri piu' noti sono intrisi di atmosfere e di lessici lombardi. All'inizio degli anni Sessanta pubblico' "Lo sbarbato", poi "Tirar mattina" e "Il giovane normale", una trilogia che odorava di bar di periferia, di balordi, di giocatori di biliardo e di quel "Cerutti Gino" che lui aveva scritto per Giorgio Gaber assieme ad altre canzoni come "Trani a gogo" e "Il Riccardo".  In quegli anni i suoi amici erano Goffredo Parise, Dario Fo, Franco Parenti. Gesti' il Teatro Gerolamo che voleva trasformare in una vetrina di spettacoli satirici e grotteschi. Le sue satire di costume per il palcoscenico hanno titoli folgoranti: "Sta per venire la rivoluzione e non ho niente da mettermi", "Mi riunisco in assemblea","Mi voleva Strehler". Per la radio aveva distillato montagne di copioni brillanti assieme all'amico Guglielmo Zucconi. Ma alla Rai il suo nome era temuto: nel '76 i testi di "Televacca", trasmesso poi col titolo meno inquietante di "Onda libera", ambientato in una stalla e interpretato da Roberto Benigni, avevano provocato sussulti e tremiti al consiglio d'amministrazione. Alla fine della sua vita aveva la malinconia di chi si e' sentito sottovalutato sempre. Di sicuro a Milano manca questo personaggio non classificabile, questo scrittore vagabondo tra vari generi.

 

 

 
 
 

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