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CAPOLAVORI DELLA SCENA MONDIALE

 

 

basato su un racconto di Tatiana Tolstaya 
regia Alvis Hermanis 
con Gundars Abolins, Jevgenijs Jsajevs

Produzione New Theatre Riga

Spettacolo in lingua russa sovratitolato in italiano 

 

 


Sonja è il gioiello poetico che ha dato la notorietà a Hermanis, accolto negli ultimi anni con grandi consensi nei più importanti cartelloni europei. Attraverso due ladri, entrati furtivamente in una casa abbandonata e incredibilmente ricostruita nei particolari, lo spettacolo fa rivivere la storia di una donna bruttina e ingenua, eccellente cuoca, vittima di uno scherzo dei vicini che le ha infiammato il cuore e cambiato la vita. Con rara delicatezza, passando dal burlesco al tragico, dall’umorismo al patetico, i due superlativi interpreti fanno vivere davanti ai nostri occhi l’esistenza di Sonja e la sua determinazione a vivere fino in fondo il suo sogno. 

Ha fatto il giro dei festival di tutto il mondo, Sonja, uno dei maggiori successi firmati da Hermanis, poetico adattamento da un racconto di Tatiana Tolstaya, nata a Leningrado nel 1941. I testi di Tatiana Tolstaya sono caratterizzati da una conoscenza ammirabile della natura umana accompagnata da commenti sofisticati e precise osservazioni sulla società contemporanea. Qui la storia è ironicamente compassionevole, grottesca e triste. Due uomini dall’aspetto piuttosto rozzo entrano furtivamente in un appartamento fatiscente. Il primo si cala nei panni della donna che lo ha abitato, Sonja, dall’esistenza piena di contrasti e di contraddizioni: sognatrice, bruttina, sola, ingenuamente romantica, ma anche eccellente cuoca e buona sarta; il secondo si trasforma nella proiezione immaginaria sia degli uomini che Sonja non ha mai avuto, sia della società crudele che l’ha circondata, usata, e fatta soffrire fino alla disperazione. É la storia di una donna semplice, vittima di un crudele scherzo dei vicini: una vicenda che Alvis Hermanis, con un geniale espediente di immedesimazione metateatrale, riesce a raccontare ribaltando finzione e realtà. Gli interni sono ricreati con una minuziosità ai limiti dell’ossessione feticista: una cupa abitazione russa degli anni ‘30 con oggetti d’uso comune così numerosi da arrivare quasi a soffocare gli spettatori: credenze, fornelli, pentole, asciugamani, macchine da cucire, catini, letti, comodini e vecchie poltrone. I due attori in scena recitano il mondo intero passando da un registro all’altro con sorprendente facilità – dal burlesco al tragico, dall’umoristico al patetico. É un ritratto impietoso dell’ordinarietà e della miseria dell’esistenza,  e allo stesso tempo è il racconto della caparbia determinazione di Sonja a vivere  fino in fondo il SUO sogno. É uno spettacolo dall’equilibrio precario di rara delicatezza, creato senza alcun artificio esteriore o forzato teatralmente, come se, attraverso l’incastrarsi delle storie, il legame dei destini e la mescolanza dei registri, l’esistenza congelata di Sonja riuscisse, come per magia, a rivivere davanti ai nostri occhi. 

 

Il personaggio di Sonja creato da Tatjana Tolstaya combina numerosi contrasti: un aspetto sgradevole e un mondo interiore sensibile, una vita dura e una solitudine lieve. Mi sono affidato a un attore maschio per svelare queste contraddizioni sottili. Non è uno scopo in sé - trasformarlo in una donna. La questione è comprendere una donna. Non porto l’attore a far finta di essere una donna. Il lavoro cerca di creare un’immagine femminile, un carattere, e di parlare di un’anima. Dubito che l’anima possa avere un sesso. Lo spazio e l’autenticità del contesto hanno un grande ruolo in questo allestimento che si realizzano grazie al reale uso di oggetti d’antiquariato. Questo perchè l’universo degli oggetti e delle appartenenze dicono molto dell’essenza umana.

Alvis Hermanis

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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