Siciliani d'Europa che sconfinano negli stili del teatro dell'assurdo con un linguaggio originale e ironico. La coppia che ha restituito vigore alla drammaturgia contemporanea italiana arriva finalmente a Milano con la sua ultima produzione.
Premio UBU 2009 “Nuovo testo italiano”
Spiro Scimone e Francesco Sframeli, siciliani d’Europa che sconfinano negli stili del teatro dell’assurdo con un linguaggio originale e ironico.
E’ ormai “storico” il binomio Scimone Sframeli, coppia di interpreti di origine messinese. Finissimo drammaturgo, Spiro Scimone restituisce vigore alla drammaturgia italiana contemporanea grazie a un linguaggio teatrale che nasce tra realismo e liricità, tra fisicità leggerezza, tra tragedia e sberleffo. Le sue opere hanno già ottenuto riconoscimenti importanti in tutta Europa; Suo inseparabile compagno di viaggio è Francesco Sframeli, attore di forte incisività e vero talento naturale, che lo accompagna in scena (e spesso lo dirige) con le sue interpretazioni taglienti e ironiche.
Vivere ai margini della società, fuggire da egoismo, intolleranza e indifferenza cercando rifugio su quei pali da cui la pièce prende il titolo, stiliti di un tempo presente, sospesi sulla terra ma ad essa ancora avvinti. Spiro Scimone, finissimo drammaturgo, tra i pochissimi autori italiani i cui testi siano stati messi in scena sul prestigioso palco della Comedie Française e Francesco Sframeli intenso attore e regista tornano con una nuova produzione. L’occasione è Pali, una nuova drammaturgia, un nuovo tassello che si innesta nella loro avventura linguistica e scenica, un lavoro pervaso da una vaga atmosfera beckettiana, in un cortocircuito ancora una volta esemplare che fa della lingua l’idea stessa di un luogo. In scena quattro personaggi: La Bruciata, Senzamani, Il Nero e l’Altro, quattro figure che cercano una via d’uscita, si ribellano a una società sempre più individualizzata. Dai pali su cui si sono rifugiati, i protagonisti urlano il loro malessere e il loro scontento, parlandoci dei loro sogni, come stiliti umili e normali, senza salvezza né profezia. Raccontano il vuoto, il disagio e le ingiustizie del nostro tempo, del nostro cattivo tempo, rappresentano luoghi di coscienza del dolore e dell’orrore. Corpi lingua, corpi vivi di linguaggio.