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di Natalia Ginzburg
regia Valerio Binasco
con Sabrina Impacciatore
luci e scene Laura Benzi
musiche originali Arturo Annecchino
 

Produzione Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti, Teatro della Tosse, Infinito Srl

 

 

Sensibile, drammatico, schietto. Così è il romanzo di Natalia Ginzburg, che Valerio Binasco, regista dalla sensibilità attenta, porta in scena, regalando un intenso ritratto femminile. L’inizio è brutale: uno sparo omicida. La fine di una vita e l’inizio di una lunga confessione, intima, drammatica, un percorso a ritroso nella memoria, per trovare le tracce di un gesto inevitabile. Lei, giovane insegnante di provincia, accetta di sposare Alberto, pur sapendolo innamorato di Giovanna, a sua volta sposata e madre, con la quale da anni intrattiene una relazione. Il fallimento familiare appare evidente da subito ai due sposi, tanto diversi e incapaci di comunicare. Un crescendo di illusione e tormento, di indolenza e tradimento, che non riesce ad essere sanato neppure dalla nascita di una figlia. E proprio l’improvvisa e prematura morte della piccola scardina definitivamente gli equilibri, trascinando la protagonista verso l’annunciato sparo finale. Storia di amore e gelosia, di egoismo e solitudine, che trova in Sabrina Impacciatore, un’interprete di grande forza espressiva.

Così la stampa:

"E’ uno spettacolo che dà letteralmente i brividi. Una donna racconta che ha ucciso il marito e perché. Perché la tradiva, perché non rispondeva alle sue domande, perché non l’amava e non l’aveva mai amata.
Una confessione senza virgole, un flusso di parole rabbiose, dolci, disperate, con pause improvvise e lancinanti.
Aggrappata ad una sedia, con le gambe che si annodano e le braccia che si irrigidiscono per il dolore, Sabrina Impacciatore dà voce ad una donna distrutta dal suo uomo e anche un po’ da se stessa, dal suo amore ossessivo per chi fin da subito è altrove, rispetto a quello che lei disperatamente vuole. Stretta nel suo abitino, con gli occhi truccatissimi e spiritati che cercano ascolto e comprensione, la bocca rosso fuoco come le scarpe, l’attrice romana è bravissima, emozionata ed emozionante nel ruolo di questa donna senza nome che ha l’ingenuità e la furia di chi vive la ferita di un amore non corrisposto ed umiliato dal silenzio. E quando il monologo si richiude su se stesso tra gli applausi e la musica sfuma le parole che abbiamo già sentito all’inizio, le lacrime sono vere, sul palcoscenico e in platea."

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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