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un progetto di Michele De Vita Conti
e Gian Manuel Rau
testo e regia Michele De Vita Conti
con Maria Alberta Navello
scene Lucia Menegazzo / costumi Brigida Sacerdoti / luci Mauro Panizza
si ringrazia per il prezioso contributo Nicole Leonardi, Gisella Cappelli, Alessandra Giuriola
 

produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa
 

 

 
In tutta l’opera di Shakespeare, quello tra Lady Macbeth e suo marito è l’unico matrimonio davvero funzionante, dice con ragione molta della critica ufficiale.
Un’unione fatta di amore, ambizione, attrazione e certamente, complicità. Fino ad un certo punto, fino a quando lei, come potrebbe capitare e capita in molti matrimoni, non vede un lato di lui che la delude profondamente. Fino a quando Shakespeare smette di mostrarceli  in scena assieme. Fino a quando lei si suicida.
Maria Alberta Navello spiega e analizza con macabra ironia tutto questo ed altro, come una ricercatrice in un laboratorio. Esamina con freddezza i meccanismi della vicenda e i propri movimenti interiori, tra voli ambiziosi e cadute, per offrirli al pubblico con lucida schiettezza. Come costretta in una sorta di limbo, forse quello cui sono condannati i suicidi, dove rivive la sua storia d’amore e la scompone per il pubblico. Lo fa in modo crudo e crudele. Prima di tutto con se stessa. È l’autoanalisi di un suicidio, la confessione che esce dalla bocca di un serpente avvelenato, la dichiarazione aperta di un personaggio noto all’immaginario comune. Più che scene da un matrimonio sarebbe opportuno chiamarla autopsia di un matrimonio.

[…] ma quando Maria Alberta Navello evade dall’impostazione meccanicamente statuaria e acciuffa l’anima infernale della sua eroina, ecco che l’espressività si scuote, ha un sobbalzo salutare, acquista corpo e sangue, apre un fluido percorso di passioni che merita l’applauso. Osvaldo Guerrieri, La Stampa

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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