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di Luigi Pirandello
adattamento di Carlo Cecchi

scene di Sergio Tramonti
costumi di Nanà Cecchi

regia di Carlo Cecchi
assistente alla regia Dario Iubatti

con
Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò
Dario Iubatti, Federico Brugnone, Remo Stella, Chiara Mancuso, Matteo Lai, Emanuele Linfatti

produzione MARCHE TEATRO teatro di rilevante interesse culturale

Dopo i memorabili allestimenti di L’Uomo, la bestia e la virtù (portato in scena nel 1976 con innumerevoli riprese fino alla edizione televisiva del 1991) e Sei personaggi in cerca d’autore (quattro stagioni di tournée teatrale in Italia e all'estero dal 2001 al 2005), Carlo Cecchi torna a Pirandello nel 150° anniversario della nascita dell’autore con uno dei testi più noti e rappresentati del drammaturgo siciliano: Enrico IV

In occasione del debutto di Sei personaggi in cerca d’autore, Cecchi dichiarò in alcune interviste: ”Con Pirandello ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. (…) Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve” .
L'ambivalente rapporto di Cecchi con l'autore siciliano ha prodotto in passato due capolavori. La critica, nell’applaudire Cecchi regista e interprete nelle due messe in scena pirandelliane, ha sottolineato come la modernità, la freschezza e l’essenzialità siano caratteristiche fondamentali del suo teatro e come Cecchi sia capace di creare spettacoli acuti e sorprendentemente ironici, di folgorante semplicità.

ENRICO IV è una pietra miliare del teatro pirandelliano e della sua intera poetica. L'opera porta in scena i grandi temi della maschera, dell'identità, della follia e del rapporto tra finzione e realtà.
Lo spettacolo narra la vicenda di un uomo, un nobile dei primi del Novecento, che da vent’anni vive chiuso in casa vestendo i panni dell’imperatore Enrico IV di Germania (vissuto nell’XI secolo), prima per vera pazzia, poi per simulazione ed infine per drammatica costrizione.
L'amarezza vibrante di questa tragedia porta a un risultato di limpida bellezza, a una catarsi vera e propria; forse in "Enrico IV" più che in altre tragedie, il pirandellismo vince i suoi schemi e attinge a una tensione interiore davvero universale.   
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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